Sebbene la tecnologia nucleare abbia fatto progressi significativi in termini di sicurezza,
con protocolli rigorosi e sistemi di protezione avanzati,
il rischio di incidenti non può essere completamente eliminato.
Incidenti nucleari catastrofici come Chernobyl e Fukushima, anche se improbabili,
possono ancora avvenire. Le conseguenze sono devastanti e persistono per migliaia di anni.
La catena di eventi generata da un incidente nucleare dipende dalla tipologia e dalla gravità dell’incidente.
Il più grave è rappresentato dalla fusione del nocciolo del reattore con rilascio di una nube radioattiva che può
avere una ricaduta (fallout) a centinaia/migliaia di Km di distanza (Chernobyl).
Eventi più comuni sono le fughe radioattive dovute a crepe o microfratture nelle strutture di contenimento del reattore:
queste sono causa di eventi dannosi quali rilascio di radiazioni nell’ambiente, contaminazione del suolo e delle acque, danni alla salute, a breve e/o lungo termine, e possibili incendi. Le conseguenze possono essere molto gravi, sia per le persone che per l’ambiente.
La radioattività rilasciata a seguito di un incidente nucleare si sposta nell’ambiente, non è circoscrivibile a territori limitati e non può essere contenuta.
Le scorie nucleari italiane sono attualmente conservate in depositi temporanei situati principalmente presso le quattro centrali nucleari e in alcuni impianti di ricerca, come quelli dell’ENEA.
Il Lazio è la regione che detiene la maggiore quantità di rifiuti radioattivi, con quasi il 30% del totale nazionale, principalmente nell’impianto della Casaccia a Roma.
Altri depositi si trovano in Lombardia, Piemonte, Basilicata e altre regioni.
Le scorie radioattive possono rimanere pericolose per periodi di tempo che variano da alcune decine di anni fino a centinaia di migliaia di anni, a seconda del tipo di radioisotopo e del suo livello di radioattività.
Le scorie vengono generalmente classificate in tre distinte categorie:
– Scorie a bassa attività: Queste scorie possono richiedere da 20 a 30 anni per raggiungere livelli di radioattività paragonabili a quelli naturali.
– Scorie a media attività: Scorie che richiedono fino a 300 anni per decadere al livello della radioattività naturale.
– Scorie ad alta attività: Scorie tipiche delle centrali nucleari che possono rimanere pericolose per periodi di tempo molto lunghi, anche fino a 100 mila anni o più, a seconda degli isotopi radioattivi presenti.
Ad esempio, il plutonio-239 ha un tempo di dimezzamento di circa 24 mila anni e l’uranio-235 ha un tempo di dimezzamento di circa 710 milioni di anni.
Attualmente il metodo più sicuro per lo smaltimento delle scorie radioattive consiste nel loro confinamento in depositi geologici profondi.
Questi depositi sono situati in formazioni geologiche stabili, come argille o graniti, a centinaia di metri di profondità.
In Finlandia è in costruzione un deposito geologico permanente per rifiuti ad alta radioattività, chiamato “Onkalo”. Si trova a circa 500 metri di profondità all’interno del substrato roccioso dell’isola di Olkiluoto.
Il Deposito Nazionale di scorie radioattive, proposto dalla Sogin, è un’infrastruttura di superficie dell’estensione di 150 ettari costituita da due tipologie di impianto:
Impianto per lo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività.
Impianto per lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti ad alta radioattività in attesa della costruzione di un deposito geologico sicuro.
Il motivo principale è dovuto ai rischi connessi alla presenza di un impianto di stoccaggio di superficie di scorie ad alta radioattività!
I rischi possono essere molti e di diversa natura:
le fughe radioattive, sempre più probabili con il trascorrere del tempo e con il deterioramento dei materiali di rivestimento dei contenitori di scorie.
le possibili cause di incidenti dovuti ad eventi estremi quali terremoti, inondazioni, incendi.
i rischi connessi ad attività terroristiche e gli interessi che gruppi armati possono avere al confezionamento di ordigni atomici (bombe sporche).
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