
Nucleare in Lombardia? Un rischio permanente, un costo insostenibile

L’analisi mette in luce un dato inquietante: la rinascita del nucleare in Europa non nasce da necessità tecniche, ma da una strategia politica e industriale pilotata dall’alto, sostenuta da lobby, governi e apparati istituzionali, mentre la cittadinanza resta ai margini del dibattito.
🔍 Il meccanismo è chiaro:
- Si riabilita il nucleare, fingendo che oggi sia diverso da ieri, ignorando che gli SMR e gli AMR non esistono ancora su scala industriale, non sono certificati e non hanno risolto né il problema delle scorie né quello dei costi.
- Si fa passare per “scientifico” ciò che è un progetto politico e finanziario, dove gli interessi privati sono protetti dai fondi pubblici e le conseguenze ambientali sono scaricate sulle generazioni future.
- Si alimenta l’illusione che il nucleare possa stabilizzare le rinnovabili, mentre si ignora volutamente che efficienza, accumulo, reti intelligenti e diversificazione territoriale sono alternative già praticabili e molto meno rischiose.
⚠️ Proporre oggi reattori nucleari a Milano o in Lombardia è una follia ambientale, sociale e culturale.
Significherebbe:
– piani di emergenza permanenti,
– militarizzazione dei territori,
– crollo dei valori immobiliari,
– trasporto di materiali radioattivi senza infrastrutture sicure,
– assenza di un deposito nazionale,
– e soprattutto contaminazione possibile per migliaia di anni.
📉 Il tutto con un costo al kWh nucleare superiore alle rinnovabili e una promessa di “bollette più basse” che nessun dato conferma.
💬 Chi oggi sostiene il nucleare come “inevitabile” ignora volutamente la realtà: non è inevitabile, è voluto. E chi lo impone non lo subisce.
È nostro dovere come cittadini, comitati e territori ribellarci a questa narrazione imposta. Perché la vera emergenza non è la transizione energetica. È la deriva democratica.
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