
Nucleare, il grande bluff: nessun beneficio in bolletta secondo Bankitalia

Bankitalia smonta il mito del nucleare: “Non abbasserà le bollette, aumenterà i rischi”
Mentre governo e industriali continuano a spingere sull’illusione del “ritorno al nucleare”, arriva una doccia fredda da una fonte insospettabile: la Banca d’Italia.
In un’analisi dettagliata pubblicata il 21 giugno 2025, Bankitalia chiarisce ciò che molti comitati, tecnici e cittadini sostengono da tempo: il nucleare non serve a far calare le bollette, non è indipendenza energetica, e porta con sé enormi costi, ritardi e pericoli ambientali.
Nessuna riduzione delle bollette
L’analisi è chiara: “la reintroduzione del nucleare non avrebbe significativi impatti sul livello dei prezzi dell’energia per i cittadini”. Potrebbe forse stabilizzare i costi per chi ha contratti a lungo termine, ma lo stesso effetto si ottiene con le energie rinnovabili, senza scorie, senza incidenti e senza miliardi di fondi pubblici.
Tempi lunghissimi, rischi immediati
Una centrale nucleare impiega dai 10 ai 19 anni per essere completata. Dunque se oggi si approvasse un progetto, la prima luce nucleare arriverebbe – se va bene – dopo il 2035 o 2040.
Nel frattempo continueremmo a bruciare gas, a emettere CO₂ e… a preparare discariche di scorie radioattive, come quella che vogliono costruire nella Tuscia.
Indipendenza energetica? Falso mito
Secondo il rapporto, il nucleare non riduce la dipendenza dall’estero: si limita a sostituire le importazioni di gas con quelle di uranio, tecnologia e combustibile, provenienti da Paesi come Russia, Kazakistan, Uzbekistan. Insomma, cambiano i fornitori, non cambia la dipendenza.
Tecnologie incerte, costi fuori controllo
I piccoli reattori modulari (SMR), tanto sbandierati, non sono pronti, e quelli in costruzione in Europa sono in ritardo cronico e fuori budget. Per essere davvero competitivi dovrebbero avere costi di capitale irrealisticamente bassi (4% contro l’8-9% reale), come sottolinea anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia.
Problemi ambientali e opposizione pubblica
La reintroduzione del nucleare comporta problemi ambientali, enormi difficoltà finanziarie, e fortissima opposizione popolare. E cita tra i problemi la gestione delle scorie radioattive e l’uso intensivo di acqua – proprio mentre il cambiamento climatico minaccia le nostre risorse idriche.
La verità è semplice: il nucleare serve solo a chi ci guadagna sopra
Non serve ai cittadini, non serve all’ambiente, non serve alla transizione.
Serve a chi vuole costruire, appaltare, fare lobbying, e scaricare i costi sulle future generazioni.
E nel frattempo? Si costruisce il “deposito nazionale di scorie” nella Tuscia – un progetto senza senso se non si fanno centrali nuove, ma che intanto devasta il territorio, abbassa il valore dei terreni, minaccia salute e turismo.
La nostra terra non è una discarica. Il futuro non è radioattivo.