
Il Lazio baricentro delle scorie? No grazie

Il commento dell’AD di Sogin Emanuele Fontani evidenzia in modo chiaro l’approccio tecnocratico che ha caratterizzato fin dall’inizio la procedura per il Deposito Nazionale delle scorie nucleari. Definire il Lazio come “baricentrico” può sembrare una valutazione logistica neutrale, ma ha implicazioni politiche e sociali molto rilevanti: si tende infatti a trasformare un dato geografico in una giustificazione per caricare un intero territorio, in questo caso la Tuscia, di un peso ambientale ed economico enorme, senza reale condivisione o consenso popolare.
L’insistenza “sull’auto-candidatura” dei territori, a fronte di un’impostazione fortemente centralizzata e con criteri tecnici discutibili (come la distanza dalle centrali o la sismicità), sembra una forzatura: nessun territorio, infatti, ha espresso la volontà di ospitare il deposito, né oggi esiste un dibattito realmente paritario tra istituzioni e popolazioni locali.
In definitiva, il rischio è che si costruisca una narrazione in cui il processo appare democratico e partecipato, mentre in realtà le decisioni vengono prese altrove, seguendo logiche di “ottimizzazione” lontane dai bisogni e dai diritti delle comunità locali.