
Scorie nucleari: è ora di cambiare passo – La Tuscia rischia davvero

Nell’articolo pubblicato da Antonio Menghini, geologo, idrogeologo e geofisico, si denuncia con forza l’attuale gestione del processo di localizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, mettendo in luce una serie di gravi criticità che coinvolgono direttamente la Tuscia e i suoi 21 siti inclusi nella CNAI (Carta Nazionale delle Aree Idonee).
Menghini sottolinea come le recenti dichiarazioni del Ministro Pichetto Fratin, in audizione alla Commissione Ambiente della Camera, rappresentino un pericoloso passo avanti verso l’imposizione dall’alto del deposito, nonostante le reiterate richieste di trasparenza e confronto da parte dei cittadini e dei comitati locali.
Tra i punti più gravi evidenziati:
- La CNAI è ancora valida e la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) sui siti della Tuscia è in pieno svolgimento.
- In assenza di autocandidature, si procederà con un Decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri.
- Le indagini tecniche saranno affidate alla Sogin, lo stesso ente che ha selezionato i siti, nonostante la fiducia pubblica nei suoi confronti sia ormai vicina allo zero.
- I rifiuti ad alta attività saranno stoccati temporaneamente nel deposito nazionale, mentre la progettazione del deposito geologico profondo è rimandata di 25 anni, scaricando la responsabilità sulle generazioni future.
Menghini critica aspramente anche la narrazione rassicurante di alcuni esponenti politici locali, accusandoli di minimizzare i rischi e distorcere i fatti, mentre le obiezioni tecnico-scientifiche sono ignorate e l’accesso agli atti negato. Inoltre, la mancanza di validazione da parte dell’ISPRA e l’adozione arbitraria di criteri nella selezione dei siti idonei rendono l’intero processo scientificamente e democraticamente inaccettabile.
Infine, l’autore invita i cittadini della Tuscia ad attivarsi, a non cadere nella trappola delle “autocandidature” e a sostenere i comitati territoriali che, con serietà e documentazione alla mano, stanno cercando di difendere il territorio da una scelta imposta e pericolosa.
Un grido d’allarme fondato e documentato, che chiama in causa direttamente la responsabilità delle istituzioni locali e nazionali.