
Giorgio Parisi: perché il nucleare non è la soluzione per l’Italia
Il Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, intervenendo al webinar “Energie rinnovabili per l’autonomia energetica, il nucleare che c’entra?”, ha delineato con precisione le ragioni per cui il nucleare non rappresenta una strada praticabile per il futuro energetico dell’Italia. Il suo intervento, articolato e puntuale, è un invito a ripensare radicalmente il paradigma energetico, puntando con decisione su risparmio, rinnovabili, accumulo e innovazione.
Parisi ha esordito affrontando un nodo politico e culturale: chi si oppone al nucleare deve evitare di essere percepito come parte di un fronte “del no”. Al contrario, esiste un progetto alternativo, positivo e costruttivo, che mira a ridurre i consumi e a investire in soluzioni energetiche pulite e sostenibili. Per questo, ha sottolineato l’importanza di cominciare fin da subito con azioni concrete che dimostrino come un altro modello energetico sia possibile e già realizzabile.
Un punto fondamentale riguarda il risparmio energetico. La domanda di energia non è un dato naturale ma è il prodotto di scelte industriali, sociali e infrastrutturali. Ridurre i consumi significa diminuire lo stress sulla rete e la necessità di produrre energia, rendendo così più semplice e meno costoso l’approvvigionamento da fonti rinnovabili. Parisi ha fatto l’esempio del trasporto pubblico come alternativa al traffico privato, dell’efficientamento degli impianti industriali e dell’isolamento termico degli edifici. In particolare, ha criticato l’inefficienza del Superbonus 110%, auspicando interventi più controllati, con aziende selezionate e remunerate in base al risparmio effettivamente prodotto.
Entrando nel merito del nucleare, Parisi ha ricordato i costi proibitivi dell’energia prodotta da impianti atomici: circa 150 euro per megawattora, contro i circa 50 del fotovoltaico. Ha richiamato alla memoria i disastri di Chernobyl e Fukushima, che hanno avuto conseguenze devastanti in termini di morti, evacuazioni e territori inabitabili per secoli. Un incidente simile nella pianura padana sarebbe catastrofico, data l’alta densità di popolazione. L’Italia, ha detto Parisi, è il peggior candidato europeo per ospitare centrali nucleari.
Il confronto con il solare smonta anche altre argomentazioni pro-nucleare. Non è vero che manca lo spazio per i pannelli fotovoltaici: la percentuale di tetti coperti è ancora molto bassa, così come quella dei capannoni industriali e degli edifici pubblici. L’agrivoltaico è un’opportunità ulteriore: pannelli installati sopra i campi non impediscono l’attività agricola, ma la migliorano riducendo la necessità d’acqua.
Il problema dell’intermittenza del solare, pur reale, non può essere risolto con il nucleare, che ha una produzione continua e poco modulabile. I reattori non si possono accendere e spegnere a piacimento, e servono giorni per avviarli. Inoltre, sono ancora più rigidi delle centrali a carbone. Soluzioni molto più praticabili sono invece i sistemi di accumulo, come le batterie al litio e l’idroelettrico a pompaggio, che consente di accumulare energia in eccesso durante il giorno e rilasciarla di notte o nei momenti di picco.
Sul tema della sicurezza, Parisi ha ricordato che i reattori di quarta generazione, tanto sbandierati, non esistono ancora in forma commerciale. Il fallimento del Superphénix è un monito chiaro: costi enormi, resa bassissima, problemi tecnici irrisolti. I mini-reattori, oggi proposti come alternativa, non rappresentano una vera innovazione, e non esistono ancora impianti industriali che dimostrino la loro efficienza e convenienza.
Quanto al presunto problema della dipendenza dalla Cina per i pannelli solari, Parisi ha chiarito che il costo dell’impianto è determinato più dall’installazione che dal modulo fotovoltaico. In Italia, impianti come la gigafactory Enel in Sicilia dimostrano che è possibile produrre e assemblare pannelli in loco. Inoltre, il costo del solare continua a calare del 5% l’anno, rendendolo sempre più accessibile.
L’Italia, grazie alla sua esposizione solare, è il luogo ideale per sviluppare il fotovoltaico: un impianto produce qui il 40% in più che in Germania. Eppure, i tedeschi hanno installato 70 GW contro i 30 italiani. Serve un cambio di passo nelle politiche pubbliche.
Oltre al fotovoltaico, Parisi ha indicato altre vie: la produzione di carburanti sintetici a partire dall’energia solare, l’accumulo domestico combinato con le pompe di calore, e soprattutto la geotermia, unica fonte rinnovabile programmabile e non intermittente. La geotermia può coprire sia la produzione elettrica che il riscaldamento domestico, ed è un settore in cui l’Italia ha grandi potenzialità non ancora sfruttate.
Parisi ha concluso sottolineando che per realizzare questa visione serve una politica pubblica forte, che investa nelle reti, nella digitalizzazione del sistema energetico, nella formazione e nel coordinamento degli interventi. Il nucleare, con i suoi costi, i suoi rischi e le sue incertezze, è un vicolo cieco. L’unica strada sensata è quella delle rinnovabili, del risparmio, dell’efficienza e della giustizia ambientale. Non dire no al futuro, ma costruirne uno diverso, giusto e possibile.