
Fukushima, il disastro continua: TEPCO rinvia la rimozione dei detriti nucleari al 2037

Fukushima, 31 luglio 2025 – A oltre quattordici anni dal disastro nucleare di Fukushima, la situazione resta critica e in continua evoluzione. Il gestore della centrale, Tokyo Electric Power Company (TEPCO), ha annunciato un ulteriore ritardo nella rimozione delle 880 tonnellate di detriti radioattivi, posticipando l’inizio delle operazioni su larga scala al 2037 o oltre.
L’annuncio giunge mentre l’area è ancora soggetta a emergenze: l’ultimo allarme tsunami nel Pacifico ha costretto all’evacuazione dei tecnici e alla temporanea sospensione del rilascio in mare delle acque reflue radioattive trattate. Un segnale che conferma quanto il sito resti vulnerabile, e che le promesse di una bonifica completa appaiano sempre più lontane.
Una sfida tecnica e ambientale enorme
Attualmente, nei reattori 1, 2 e 3 della centrale nucleare di Fukushima Daiichi si trovano almeno 880 tonnellate di combustibile nucleare fuso, mescolato a strutture distrutte e materiali contaminati. Secondo TEPCO, per avviare le operazioni di rimozione saranno necessari tra i 12 e i 15 anni di preparativi, tra costruzione di nuove infrastrutture e riduzione dei livelli di radiazione. Il completamento dell’intera disattivazione del sito rischia quindi di slittare ben oltre il 2051, data ufficialmente fissata dal governo giapponese come obiettivo finale.
Il terremoto e lo tsunami del 2011: l’origine della crisi
Il disastro affonda le sue radici nel Grande Terremoto del Giappone Orientale dell’11 marzo 2011, un sisma di magnitudo 9.0 seguito da uno tsunami di 15 metri. L’ondata travolse la centrale di Fukushima, danneggiando irrimediabilmente i sistemi di raffreddamento e provocando la fusione del nocciolo in tre reattori. Il risultato fu la più grave emergenza nucleare dai tempi di Chernobyl, con oltre 150.000 evacuati e vaste aree contaminate che restano tuttora inaccessibili.
Bonifica rallentata: cosa aspettarsi
I ritardi accumulati nel piano di smantellamento di Fukushima evidenziano le enormi difficoltà tecniche nel gestire materiale radioattivo ad alta intensità, ancora instabile e difficile da maneggiare. Il nuovo calendario di TEPCO prevede l’avvio della rimozione dal reattore 3 solo negli anni 2030, mentre la bonifica completa resta incerta. La comunità internazionale continua a monitorare il sito con attenzione, tra dubbi sulla trasparenza e timori per l’impatto ambientale a lungo termine.
Un monito globale
Fukushima resta un simbolo delle conseguenze estreme dell’energia nucleare in caso di incidenti. I costi, i tempi e le complessità della gestione post-disastro sollevano domande fondamentali sulla sostenibilità reale del nucleare, anche in forme apparentemente “nuove” o “sicure”. In un momento storico in cui molti Paesi discutono di rilanciare questa tecnologia, il fiasco della bonifica di Fukushima rappresenta un monito da non ignorare.