
Roma al fianco della Tuscia: un segnale importante

La mozione presentata oggi in Assemblea Capitolina contro il deposito nazionale di scorie nucleari nella Tuscia rappresenta un passaggio politico di grande rilievo. Che i consiglieri di Movimento 5 Stelle, Sinistra Civica Ecologista e Partito Democratico chiedano formalmente al sindaco Gualtieri di opporsi alla realizzazione del sito è un segnale forte che rafforza una battaglia portata avanti da tempo da cittadini, comitati e amministrazioni locali. Non è solo una questione che riguarda la provincia di Viterbo: le aree individuate distano meno di 60 chilometri da Roma, alcune sono attraversate da affluenti del Tevere e localizzate a pochi chilometri dal suo corso, in territori tutt’altro che stabili dal punto di vista sismico e idrogeologico.
I 14 comuni coinvolti nella mappa delle aree idonee non solo non hanno mai dato disponibilità ad accogliere il deposito, ma si sono già attivati per costruire un coordinamento di opposizione diffusa, denunciando l’incompatibilità del progetto con la vocazione agricola e turistica del territorio. La presenza di biodistretti, impianti fotovoltaici ed eolici già attivi, e soprattutto della centrale elettrica di Montalto di Castro, rende evidente che la Tuscia sta già contribuendo alla transizione energetica e non può essere ulteriormente penalizzata.
La mozione evidenzia anche le gravi carenze procedurali del percorso Sogin, che ha basato le sue scelte su banche dati e riferimenti teorici, senza confrontarsi in modo serio con la realtà fisica, sociale e produttiva delle aree individuate. Le osservazioni presentate da enti locali e associazioni hanno messo in luce errori, incoerenze e criteri applicati in maniera astratta, spesso contraddetti dagli stessi documenti tecnici della Sogin.
Oggi si chiede al Comune di Roma non solo un atto simbolico, ma un impegno concreto: farsi promotore presso la Regione Lazio di una posizione chiara, attivare una cabina di regia con ANCI, università e organizzazioni di categoria, e sostenere una strategia fondata su dati oggettivi, partecipazione democratica e tutela dei territori. Il deposito nazionale non può essere imposto né costruito su presupposti discutibili. Serve ripensare tutto, con trasparenza e responsabilità.