
Nucleare: le imprese esultano, ma chi paga davvero il conto?
Confindustria rilancia l’atomo come salvezza economica. Ma dietro le stime roboanti, mancano i costi, i rischi e soprattutto le scorie.
Roma – Il ritorno del nucleare in Italia, secondo lo studio presentato da Confindustria ed Enea, promette miracoli: 120.000 posti di lavoro, 50 miliardi di impatto annuo, 2,5% del PIL. Ma chi si prende la briga di leggere le note a margine? Chi parla dei costi reali, dei ritardi strutturali, del disastro delle scorie radioattive? Nessuno. Perché oggi si preferisce vendere il sogno dell’“atomo buono” in chiave green, in una versione da marketing industriale che cancella decenni di problemi irrisolti.
Dove sono finiti i depositi delle scorie?
L’Italia non è in grado, nel 2025, neanche di costruire un deposito per i rifiuti radioattivi a bassa attività, figuriamoci affrontare quelli ad alta pericolosità. Il solo deposito nazionale, destinato a ospitare rifiuti storici, è bloccato da anni tra proteste, errori progettuali e incapacità politica. E ora si vorrebbe reintrodurre l’atomo con nuovi reattori senza aver risolto nulla di quello vecchio?
Oggi nessun Paese al mondo, eccetto la Finlandia (con Onkalo), ha un deposito geologico operativo per le scorie ad alta attività. In tutto il resto del mondo, le scorie restano in piscina o in container temporanei, spesso accanto ai reattori. E dureranno decine di migliaia di anni. Ma questo dettaglio non rientra nel conto del PIL.
Costi veri? Silenzio.
Confindustria parla di impatto positivo sull’economia. Ma dove sono i costi di costruzione, smantellamento, stoccaggio delle scorie, messa in sicurezza e bonifica post-reattore?
- In Francia, il piano Cigéo per il deposito geologico supera già i 37 miliardi di euro.
- Negli USA, il programma Yucca Mountain è stato cancellato dopo miliardi spesi e zero risultati.
- In Giappone, dopo Fukushima, il costo del disastro supera i 200 miliardi di dollari.
E l’Italia? È ancora ferma al referendum del 2011
SMR: la nuova favola radioattiva
L’unica novità, sul piano tecnico, sarebbero i famosi Small Modular Reactor (SMR). Ma gli SMR sono oggi solo prototipi da laboratorio: nessun reattore commerciale è in funzione nel mondo. I costi stimati sono più alti dei grandi reattori, e uno studio della Stanford University ha dimostrato che, a parità di energia prodotta, generano fino a 35 volte più scorie*. Altro che puliti.
Greenwashing energetico
Il ritorno del nucleare non ha nulla a che vedere con l’ecologia. È una mossa di potere industriale, per recuperare una filiera strategica (e miliardaria) agganciandosi alla transizione ecologica.
- Il vero obiettivo è accedere a fondi pubblici.
- Di green c’è solo la copertina.
- E le scorie resteranno… alle generazioni future.
Il nucleare è lento, costoso, pericoloso
Nel frattempo, le rinnovabili già funzionano, sono rapide da installare, economiche e sicure. L’Italia ha solo bisogno di infrastrutture, accumuli, reti moderne, sburocratizzazione. Non di ritornare al nucleare per costruire reattori che inizieranno a produrre, forse, tra 20 anni.
Conclusione: chi pagherà il conto del nucleare?
Le imprese? No.
Le comunità che ospiteranno i reattori? Nemmeno.
A pagare saranno, come sempre, i cittadini:
- Con le tasse per costruirli.
- Con la salute in caso di incidente.
- Con il territorio sacrificato per contenere scorie che dureranno 100.000 anni.
Il nucleare non è futuro. È un passato pericoloso che qualcuno vuole riportare in vita — per guadagnarci.
fonte https://www.radiocolonna.it/economia/nucleare-le-imprese-accendono-il-reattore/amp/
*Studio di Stanford: i SMR generano fino a 35 volte più rifiuti nucleari per stessa energia prodotta
Nel maggio 2022, una ricerca condotta dall’Università di Stanford (assieme all’Università della British Columbia) e pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences ha evidenziato un problema rilevante nei reattori modulari di piccola taglia (SMR):
- I SMR generano fino a 35 volte più scorie radioattive di livello basso e intermedio rispetto ai reattori convenzionali per unità di energia prodotta.
- Le scorie di livello alto (combustibile esausto) possono arrivare fino a 5,5 volte in più.
- Il motivo principale è il maggiore “leakage” di neutroni, dovuto alla loro struttura più compatta: i neutroni eccedenti attivano strutture (acciaio, cemento) generando rifiuti secondari radioattivi.
Han trovato anche che i rifiuti, oltre ad essere più abbondanti, sono spesso più reattivi e complessi da smaltire, dovendo affrontare costi e problematiche aggiuntive