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NuScale: Il grande fallimento della favola SMR made in USA

NuScale: Il grande fallimento della favola SMR made in USA

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Di cosa parliamo quando parliamo di SMR? Di una promessa. Di un’illusione venduta come rivoluzione energetica. Di mini-reattori nucleari modulari (Small Modular Reactors), spesso sbandierati come soluzione agile, sicura ed economica per decarbonizzare il sistema energetico. Ma la realtà ha avuto la meglio sulla propaganda. Il caso NuScale, il primo progetto SMR autorizzato negli Stati Uniti, è emblematico: costruzione mai avviata, costi raddoppiati, autorizzazioni da rifare e, infine, cancellazione ufficiale nel novembre 2023.

Le origini: un’idea nata in accademia, supportata dal governo

NuScale nasce nel 2007 come spin-off della Oregon State University con un obiettivo chiaro: realizzare un reattore compatto ad acqua pressurizzata (PWR) da 44 MWe, completamente integrato e dotato di sistemi di sicurezza passivi. L’idea piace e, nel 2011, entra nel capitale la multinazionale Fluor, con esperienza anche nel nucleare. Da lì parte un’accelerazione: nel 2013 il Dipartimento dell’Energia (DoE) stanzia 226 milioni di dollari di fondi pubblici per lo sviluppo.

Nel 2020 arriva il traguardo più importante: NuScale riceve la licenza dal Nuclear Regulatory Commission (NRC), prima azienda americana a ottenere il via libera per un SMR. In quel momento, molti vedono nell’azienda la punta di diamante del rinascimento nucleare a stelle e strisce.

Dalle stelle alla crisi: il progetto CFPP e il consorzio UAMPS

Il passo successivo è il Carbon Free Power Project (CFPP), la prima centrale da costruire nell’Idaho National Laboratory: 6 moduli da installare, ciascuno con 77 MWe (già qui si nota la prima anomalia: il progetto ha visto 5 revisioni della potenza nominale, da 44 fino a 77 MWe, ogni volta con modifiche regolatorie da rifare).

A supporto del CFPP arriva un grant da 1,4 miliardi di dollari in dieci anni da parte del governo USA. L’alleanza con UAMPS (consorzio di piccole municipalizzate di 7 stati americani) però non si rivela all’altezza: mancano utilities esperte, mancano grandi investitori, e soprattutto manca l’elemento fondamentale per un progetto nucleare di successo: la stabilità finanziaria e industriale di lungo periodo.

Il tracollo: numeri, costi e mancanze

I costi iniziali stimati per l’impianto CFPP erano di 5,3 miliardi di dollari, pari a circa 7.000 $/kWe. Nel 2023 siamo arrivati a 9,3 miliardi di dollari, oltre 20.000 $/kWe, con un costo dell’energia salito da 58 a 89 $/MWh.

Nel frattempo, le azioni di NuScale sul NYSE sono crollate da 10 a 2 dollari, e nonostante gli annunci di nuovi contratti (come quello con Standard Power per 24 reattori in Ohio e Pennsylvania), il progetto CFPP viene ufficialmente abbandonato l’8 novembre 2023 perché solo l’80% del budget era stato sottoscritto.

Cause strutturali del fallimento

  1. Assenza di economie di scala: i mini-reattori devono essere costruiti in serie, ma il primo esemplare è sempre il più costoso. Il fatto che il primo modulo non sarebbe entrato in funzione prima del 2029 impediva qualsiasi ritorno anticipato di cassa.
  2. Layout complesso e costoso: i sei moduli erano previsti all’interno di una stessa grande struttura in cemento armato con piscina condivisa di raffreddamento. Soluzione efficace ma costosa.
  3. Debolezza del consorzio: UAMPS era composto da piccoli enti locali senza esperienza nucleare e senza la solidità necessaria per affrontare ritardi, rincari, imprevisti.
  4. Mancata cogenerazione: nessun uso previsto per calore industriale, acqua desalinizzata o idrogeno – che avrebbero potuto aumentare la profittabilità.
  5. Strategia finanziaria miope: NuScale si quota in Borsa prima ancora di avere fondi per il primo impianto, con l’inevitabile discesa degli investitori al primo segnale di crisi.

Lezione per l’Italia (e l’Europa)

Chi oggi promuove SMR in Italia, spesso ignora che l’esperienza americana non è un’anomalia, ma una lezione strutturale. La narrazione dei piccoli reattori “rapidi da costruire, sicuri e convenienti” non regge alla prova dei fatti. La Francia ha già abbandonato il progetto Nuward da 170 MWe nel 2024 per mancanza di maturità tecnologica. Anche la canadese GE-Hitachi punta a un reattore da 300 MWe, ma supportata da un consorzio industriale molto più forte e centralizzato.

In Italia, dove non abbiamo né una filiera industriale nucleare attiva né capacità di gestione delle scorie già esistenti, proporre oggi impianti nucleari – piccoli o grandi – è un’operazione propagandistica, non industriale.

Conclusione: un fallimento che pesa su tutta la narrativa pro-SMR

Il caso NuScale non è solo un episodio. È un campanello d’allarme per l’intero settore nucleare occidentale, da troppo tempo in crisi di innovazione, costretto a rincorrere illusioni più che soluzioni reali. L’unica vera “modularità” che oggi funziona nel mondo energetico è quella delle rinnovabili: pannelli fotovoltaici, batterie, impianti eolici, sistemi distribuiti e smart grid. Quelli sì che producono energia senza aumentare i costi ogni tre mesi.

Il sogno americano degli SMR, al momento, si è schiantato contro il muro della realtà.

Fonte: https://www.rivistaenergia.it/2023/11/nucleare-di-piccola-scala-lezioni-dal-fallimento-di-nuscale/

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