
Zaporizhzhia sotto attacco: quando una centrale nucleare diventa un obiettivo di guerra

Esplosioni e fumo vicino all’impianto occupato dai russi. L’AIEA lancia l’allarme: “Rischio grave incidente”. E l’Italia pensa a nuovi reattori?
Ucraina, 3 agosto 2025 – Ancora una volta, la centrale nucleare di Zaporizhzhia – la più grande d’Europa – torna al centro delle cronache per motivi drammatici: esplosioni, fumo, attacchi con droni e un crescente rischio di incidente. Lo riferisce l’AIEA, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, il cui team presente sul posto ha udito deflagrazioni e visto colonne di fumo provenienti da un’area situata a poco più di un chilometro dal sito nucleare.
L’edificio colpito, uno degli impianti ausiliari, è solo l’ultimo bersaglio di una lunga serie di attacchi che da mesi minacciano la sicurezza dell’intero impianto. Secondo il direttore dell’AIEA Rafael Grossi, “qualsiasi attacco nelle vicinanze di una centrale nucleare rappresenta un rischio inaccettabile e deve essere evitato”.
Le centrali nucleari sono obiettivi militari
Il caso Zaporizhzhia è la conferma più chiara e inquietante di ciò che gli esperti denunciano da anni: le centrali nucleari e i depositi di scorie non sono siti sicuri in caso di conflitto. Al contrario, diventano obiettivi strategici. Non importa se vengano colpiti direttamente o no: basta una sola esplosione nelle vicinanze per compromettere la sicurezza e la tenuta dell’impianto.
Nel 2022, poco dopo l’invasione dell’Ucraina, Zaporizhzhia è stata occupata dalle truppe russe. Da allora, si è trasformata in un campo minato geopolitico: personale ucraino che lavora sotto sorveglianza militare russa, tensioni continue, rischi di sabotaggio, interruzioni dei sistemi di raffreddamento e blackout che hanno messo più volte in discussione la stabilità della centrale.
E l’Italia vuole costruirne di nuove?
In questo scenario globale già così fragile, il governo italiano propone di reintrodurre il nucleare, costruendo nuovi reattori modulari (SMR) e investendo milioni di euro in campagne per farli accettare dalla popolazione. Una mossa che ignora totalmente il rischio geopolitico, oltre ai costi, ai tempi e alle scorie.
Chi garantisce che un domani, in un contesto di crisi o conflitto, un impianto nucleare italiano non diventi un bersaglio come Zaporizhzhia? Chi potrà escludere attacchi cyber, droni o sabotaggi interni? L’illusione della sicurezza nucleare “in tempo di pace” è teorica. La storia recente dimostra che non esistono centrali nucleari a rischio zero, soprattutto in un mondo instabile come quello attuale.
Il rischio nucleare non è teorico: è politico, militare e civile
Quello che accade in Ucraina dovrebbe essere una lezione per l’Europa intera. Ma invece di investire in energie rinnovabili distribuite, sicure, resilienti e non centralizzate, si sta scegliendo di concentrare rischi e potere in pochi impianti nucleari, potenzialmente esposti a minacce esterne o interne.
La sicurezza energetica non può basarsi su strutture che diventano bombe a orologeria in caso di guerra. Le immagini di Zaporizhzhia, con fumo e sirene attorno a un reattore nucleare, parlano chiaro: il nucleare non è compatibile con un mondo fragile.
📌 Perché i siti nucleari sono obiettivi in caso di guerra:
- Alto valore strategico e simbolico
- Conseguenze catastrofiche in caso di danneggiamento
- Capacità di destabilizzare intere aree geopolitiche
- Vulnerabilità a sabotaggi, cyberattacchi e atti terroristici
L’Italia deve imparare da Zaporizhzhia:
Costruire nuove centrali o depositi significa moltiplicare i punti sensibili, esporre il territorio a nuovi rischi, e lasciare in eredità una fragilità strutturale alle generazioni future.
La vera energia sicura è quella che non può esplodere.
E quella, oggi, si chiama sole, vento, acqua e partecipazione democratica.