
La Banca Mondiale apre al nucleare. Una svolta? No, un gigantesco azzardo travestito da progresso.

Dopo oltre mezzo secolo di prudenza e divieti, la Banca Mondiale torna a finanziare il nucleare. Una scelta politica, più che tecnica, spinta dalle pressioni degli Stati Uniti e da un nuovo allineamento geopolitico, non certo da un’improvvisa scomparsa dei rischi.
📉 Cosa cambia?
Niente, se non il fatto che ora le centrali potranno essere costruite in paesi con fragili infrastrutture, limitate garanzie democratiche e bassi standard di sicurezza.
Il tutto con il bollino “green”, solo perché non emettono CO₂.
📦 Ma il problema non è solo l’emissione in fase di produzione, bensì:
– le scorie radioattive, che dureranno migliaia di anni e che questi paesi non sono in grado di gestire;
– i costi elevatissimi e i tempi lunghissimi, incompatibili con l’urgenza climatica;
– il rischio geopolitico, con nuove dipendenze tecnologiche mascherate da aiuti allo sviluppo.
🧨 Pensare che il nucleare sia la soluzione per il Sud del mondo è come pensare che si debba combattere la sete distribuendo champagne.
Non si aiuta il pianeta esportando tecnologie ad alto rischio dove mancano ancora ospedali funzionanti e reti elettriche stabili.
Si aiutano le multinazionali, si creano nuove servitù, si accumulano scorie e debiti che ricadranno su popoli già fragili.
🔴 Chiamarlo sviluppo è una beffa. È colonizzazione tecnologica sotto nuove vesti.
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