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Rifiuti radioattivi: l’eredità tossica che il nucleare non sa (o non vuole) gestire

Rifiuti radioattivi: l’eredità tossica che il nucleare non sa (o non vuole) gestire

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Il grande rimosso: lo smaltimento delle scorie nucleari

Curiosamente, le voci più attive nel criticare le energie rinnovabili arrivano proprio dai sostenitori dell’energia atomica. Ma questi “cantori dell’atomo” evitano accuratamente di affrontare un tema che pesa come un macigno sull’intero comparto: i rifiuti radioattivi.

Dagli anni ’40 fino al 1993, centinaia di migliaia di fusti pieni di scorie sono stati scaricati nei fondali oceanici da nazioni come USA, URSS, Francia, Italia, Regno Unito, persino Svizzera. Oggi sappiamo che molti di quei contenitori sono corrotti, dispersi o non tracciati. Secondo la missione scientifica Noddsum, solo nell’Atlantico ne restano oltre 3.000 a 4.000 metri di profondità.

Miniere, trincee, laghi radioattivi: l’eredità nascosta del nucleare

Anche sulla terraferma, le “soluzioni” adottate in passato si sono rivelate disastrose. In Germania, miniere di salgemma come Asse2 e Morsleben, riempite di scorie con l’idea che sarebbero rimaste asciutte, ora sono a rischio crollo e infiltrazioni d’acqua. I fusti si stanno corrodendo e la loro rimozione è un’operazione che nessuno sa bene come gestire — e che costerebbe cifre astronomiche.

Nel mondo, le scorie sono state sepolte in trincee poco profonde, gettate in fiumi come il Teča, in laghi come il Karachay (Russia), bruciate o abbandonate in impianti industriali come Sellafield o La Hague. Molti di questi luoghi sono ormai talmente contaminati da essere irrimediabilmente compromessi.

Il grande bluff dei depositi geologici

Dal 2000 si parla di realizzare depositi geologici sicuri per lo stoccaggio a lunghissimo termine — fino a 100.000 anni. Ma nel 2025, l’unico esempio operativo è quello finlandese di Onkalo. Tutti gli altri paesi (inclusi Francia, Russia, USA, Italia) continuano a tenere le scorie vicino ai reattori, in piscine o contenitori inadatti.

Anche il “riciclo” del plutonio tramite combustibile MOX, usato in Francia e Russia, genera scorie ancora più pericolose e voluminose.

Costi fuori controllo e scaricabarile generazionale

La Francia ha stimato 37 miliardi di euro per il suo deposito geologico (contro i 25 previsti), ma nessuno sa davvero quanto costeranno queste infrastrutture. Intanto, i governi — tranne i paesi scandinavi — evitano di affrontare il problema. Troppo impopolare. Troppo costoso. Meglio rimandare.

In Italia, non si riesce nemmeno a trovare un sito per il deposito nazionale di superficie per scorie a bassa e media attività. Figurarsi per quelle ad alta.

E poi ci sono le scorie minerarie

L’estrazione dell’uranio, soprattutto nei paesi poveri, lascia dietro di sé un’altra scia tossica: rifiuti minerari radioattivi che contaminano territori e comunità. Una voce quasi mai inclusa nel bilancio ambientale del nucleare.

Con amici così, chi ha bisogno di nemici?

Il paradosso è evidente: l’industria nucleare, che ha prodotto 200.000 tonnellate di rifiuti radioattivi ad alta pericolosità (90.000 solo negli USA), oggi pretende di dare lezioni di sostenibilità alle rinnovabili.

E propone persino i “piccoli reattori modulari” come soluzione miracolosa, nonostante uno studio della Stanford University dimostri che generano fino a 35 volte più scorie rispetto ai reattori tradizionali.

Con alleati della sostenibilità come questi, chi ha bisogno di nemici?

Fonte https://www.qualenergia.it/articoli/smaltimento-selvaggio-scorie-radioattive/

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Ultimo aggiornamento: 11/06/2025

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