
“L’atomo rientrante”: l’analisi di Luca Manuelli e una risposta critica al nucleare italiano

Le tesi principali di Manuelli
In “L’atomo rientrante: ecco perché il Nucleare non può aspettare!”, pubblicato su Industria Italiana, Luca Manuelli — ex CEO di Ansaldo Nucleare e attuale presidente di Editoriale Industria Italiana — risponde con fermezza al rapporto della Banca d’Italia che sollevava dubbi sul nucleare (il dossier “L’atomo fuggente”) . Manuelli sostiene che:
- Il nucleare di nuova generazione (SMR e AMR) sia indispensabile per la decarbonizzazione, la sicurezza energetica e la competitività industriale. I rischi sono noti ma gestibili .
- Le criticità tecniche citate da Bankitalia (tempi lunghi, costi elevati, maturità incerta delle nuove tecnologie) siano mitigabili attraverso governance adeguata e una roadmap chiara .
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- È prioritario creare un organismo regolatore indipendente, rafforzare l’ISIN e coinvolgere trasparenza e partecipazione pubblica nella definizione del piano nucleare italiano .
Analisi critica: cosa manca nella visione di Manuelli?
1. Stato effettivo del nucleare nel mondo
Il nucleare come fonte globale ha perso peso. È sceso da circa il 17 % della produzione elettrica negli anni ’90 al 9% nel 2024, con le rinnovabili in rapido aumento. Per esempio, in Europa la produzione solare ha superato quella nucleare nel giugno 2025 . Nonostante il “rinascimento nucleare” auspicato, la crescita resta modesta, con molti progetti ritirati o bloccati.
2. SMR e AMR: prototipi costosi, tecnologicamente immaturi
Le tecnologie promosse da Manuelli (SMR/AMR) sono ancora in fase sperimentale. Solo pochi progetti nel mondo sono operativi (es. GE BWRX‑300 in Canada). Molti prototipi superano tempi e costi stimati: in Cina, Russia e Stati Uniti i costi sono triplicati rispetto alle previsioni. I reattori veloci adatti al riciclo attinidi—centrali previste da Squeri o “Nuclear Now”—rimangono su carta o in fase sperimentale.
3. Costi reali e difficoltà industriali
Il progetto NuScale per SMR negli USA ha fallito, con costi saliti da 5,3 a 9,3 miliardi USD e produzione €/MWh raddoppiata, portando alla cancellazione del progetto CFPP . In Europa, l’EPR di Flamanville ha superato i 20 miliardi € invece dei 3 iniziali. Nonostante Manuelli affermi che i costi calano, le evidenze indicano l’opposto — una “curva di disapprendimento” rispetto all’evoluzione delle rinnovabili .
4. Gestione delle scorie e sostenibilità sociale
L’industria nucleare paga ancora un debito in termini di fiducia pubblica e gestione delle scorie — si parla di stoccaggio temporaneo fino al 2050 e soluzioni geologiche solo dopo decenni. L’Italia non ha ancora un deposito geologico definito; le procedure di CNAI e VAS sui siti sono ancora in corso e oggetto di contestazioni da comitati e tecnici .
Conclusioni: verso una risposta equilibrata
Se si tratta di sostenere il nucleare:
- Serve chiarezza autorevole, trasparenza nei costi, tempi realistici, certificazioni internazionali.
- È necessario un forte impegno su governance locale, controllo pubblico, e regolatori indipendenti come ISIN potenziato.
Se si critica l’opzione nucleare:
- Si evidenzi il rallentamento globale dell’industria nucleare, il caso fallimentare di NuScale, e la crescita di soluzioni rinnovabili ormai mature e più economiche.
- Si sottolinei il profondo divorzio tra le dichiarazioni politiche pro-nucleare e i fatti concreti (scavail costi, tempi, mancanza di infrastrutture di smaltimento).
In definitiva, Luca Manuelli porta un contributo informato sul nucleare di nuova generazione, ma i problemi attuali nei progetti SMR/AMR, la scarsità di realizzazioni commerciali e i costi proibitivi segnano un significativo gap tra visione e concretezza.
Decidere se sostenere o contrastare il nucleare è legittimo. Ma ogni posizione deve basarsi su analisi oggettive, dati aggiornati e un’approccio non ideologico. Solo così potremo capire se l’Italia ha davanti un’opportunità strategica o un rischio finanziario e ambientale di lunga durata.