
Basilicata tradita: ritorna lo spettro del nucleare, Matera Civica insorge
“Ancora nucleare? No grazie!”. È questo il grido – secco, netto – rilanciato dall’associazione Matera Civica contro il parere favorevole espresso dalla Regione Basilicata al disegno di legge delega sul nucleare durante la recente Conferenza Unificata.
Una scelta avvenuta, guarda caso, nel bel mezzo dell’estate, quando l’attenzione dell’opinione pubblica è ai minimi storici, e senza alcun reale coinvolgimento dei territori. Nessuna consultazione, nessuna memoria delle lotte passate. Solo un assenso burocratico che riapre ferite mai rimarginate.
Chiunque abbia vissuto la marcia dei 100 mila di Scanzano Jonico nel 2003, sa bene di cosa stiamo parlando: due settimane di protesta pacifica ma determinata, un esempio nazionale di civiltà, partecipazione e amore per la propria terra. Un’intera popolazione – trasversalmente unita – riuscì allora a bloccare il tentativo del governo Berlusconi di localizzare un sito nazionale per le scorie nucleari proprio in Lucania.
Oggi quel ricordo torna a bruciare. Non per una minaccia esplicita, ma per qualcosa di più subdolo: la retorica del nucleare “sostenibile”, brandita da chi usa la parola “energia” per nascondere una visione vecchia, imposta dall’alto e priva di trasparenza. Una narrazione che tenta di dipingere l’atomo come la soluzione green al cambiamento climatico, ignorando volutamente che non esiste ancora una gestione sicura e condivisa per le scorie. E che, in Italia, ogni volta che si parla di nucleare, il problema delle scorie viene sistematicamente aggirato o rimandato.
L’associazione Matera Civica lo denuncia con forza: “decisione presa senza rispettare le volontà pregresse delle comunità locali”. E aggiunge: “si cerca di far passare l’idea che la questione sia di facile gestione, ma non lo è affatto”.
Nel comunicato si evoca anche quello striscione storico del 2003, oggi forse impolverato, ma pronto a tornare in piazza. Perché la memoria è ancora viva e il tradimento politico – quello sì – resta inaccettabile.
L’energia del futuro non può nascere dalla cancellazione del passato. E chi oggi applaude alla “rinascita” del nucleare, senza risolvere prima i nodi del suo fallimento storico (dismissioni incomplete, depositi mancanti, trasparenza zero), si rende complice di una regressione grave, antidemocratica e pericolosa.
La Basilicata ha già dato. Ora tocca ai suoi cittadini decidere se restare spettatori o riprendere in mano lo striscione della dignità.
