
Ponte sullo stretto: Lo strano caso del dottor Jekyll e di Salvini Hyde.
Nel duemila sedici Salvini si era dichiarato scettico, ritenendolo un investimento poco utile per infrastrutture carenti quali treni a binario unico. Oggi, da Ministro delle Infrastrutture, difende fermamente il progetto pubblicizzandone la dimensione nazionale in termini di investimento economico, ambientale e strutturale oltre all’ipotetico e “famoso” volano per l’economia del sud con centoventimila posti di lavoro. Sembra che ormai bastino i proclami per risolvere i problemi reali legati alle infrastrutture. Nel settore trasporti urbani e ferroviari, ci sono ritardi cronici e servizi carenti su molte tratte obsolete, soppressioni e scarsa qualità del servizio con casi veramente emblematici. Alluvioni, frane e allagamenti hanno causato blocchi e disservizi su treni, metro e tram, soprattutto nelle aree di Roma, Milano e Napoli.
Secondo la Confcommercio, le carenze infrastrutturali costano all’Italia circa 34 miliardi di euro all’anno, riducendo la produttività e la competitività. Per non parlare poi della complessità della normativa relativa a contenziosi e autorizzazioni con lunghe procedure che rallentano il percorso realizzativo delle grandi opere (quelle serie!) per centinaia di miliardi di euro. Inoltre, nel nostro Paese abbiamo una perdita idrica altissima. Solo nel 2022 la dispersione idrica era al 42,2% e i progressi sono insufficienti se si vuole raggiungere l’obiettivo del 35,2% entro il 2026. La moltiplicazione di enti coinvolti come gestori idrici, consorzi e autorità regionali creano disorganizzazione e difficoltà di coordinamento. Insomma, una situazione complessa, senza contare inoltre i principali problemi ambientali associati al progetto del ponte stesso come l’impatto sugli ecosistemi terrestri e marini perché l’area dello Stretto è ricchissima di biodiversità, sia terrestre che marina. La costruzione del ponte potrebbe disturbare o distruggere habitat di specie protette sia per la flora che per la fauna. Le opere in mare e sulla costa rischiano di modificare le correnti marine e i fondali, con conseguenze sull’ecosistema marino. E l’inquinamento atmosferico e acustico?! I cantieri comporterebbero un aumento delle emissioni di polveri sottili, gas di scarico e rumore. A lungo termine, il traffico veicolare sul ponte potrebbe aumentare l’inquinamento dell’aria. Poi ci sono i rischi geologici e sismici. L’area dello Stretto è sismicamente attiva, vi sono stati terremoti storici, quello del 1908 fu devastante. La costruzione di un’infrastruttura così grande in un’area instabile aumenterebbe i rischi ambientali e strutturali. Molti esperti ritengono che l’investimento nel ponte non sia giustificato. Con la stessa cifra si potrebbero apportare migliorie a trasporti pubblici, infrastrutture già esistenti e collegamenti ferroviari con minore impatto ambientale. È proprio lo strano caso del dottor Jekyll, quello che non sapevamo era di avere un ministro Hyde!
di Fabrizio Fratini