
La Scuola come campo di battaglia per il greenwashing energetico

Negli ultimi anni la scuola italiana, invece di essere uno spazio neutrale e libero dove formare coscienze critiche, è diventata un terreno fertile per operazioni di marketing mascherate da educazione ambientale. Dietro a molti corsi di aggiornamento per docenti e programmi didattici destinati agli studenti si nascondono interessi economici enormi, spesso legati alle stesse multinazionali che inquinano e che oggi cercano di ripulire la propria immagine pubblica.
A prima vista, potrebbe sembrare normale che un’azienda energetica organizzi corsi su energia e ambiente: dopotutto, è il loro settore. Ma il nodo sta nell’interesse reale: queste aziende, in particolare quelle che basano i propri profitti sull’estrazione di petrolio, gas e carbone, non hanno alcuna convenienza a promuovere un cambiamento rapido verso le energie pulite. Al contrario, per prolungare il dominio delle fonti fossili, spingono pesantemente il nucleare civile come “soluzione green” alternativa alle rinnovabili, con un obiettivo ben preciso: guadagnare tempo.
Il trucco del nucleare “salvambiente”
Questa narrazione si basa su un doppio inganno. Da un lato, il nucleare viene presentato come “a zero emissioni” e indispensabile per ridurre la CO₂, omettendo i tempi biblici di costruzione (13–15 anni) e i costi astronomici di manutenzione e smaltimento scorie, che si protraggono per millenni. Dall’altro, si fa credere che investire sul nucleare non rallenti lo sviluppo di eolico e fotovoltaico, quando in realtà ogni euro speso per una centrale è un euro sottratto a impianti rinnovabili immediatamente operativi e diffusi sul territorio.
Il legame tra nucleare civile e militare
Quasi mai viene detto agli studenti – e spesso nemmeno agli insegnanti – che il nucleare civile è strettamente connesso a quello militare. Le stesse tecnologie, le stesse filiere industriali e, in alcuni casi, le stesse aziende operano in entrambi i settori. Leonardo, Rolls-Royce e Westinghouse sono solo alcuni esempi di realtà che, oltre a centrali e componenti per il nucleare civile, producono armamenti o hanno un passato militare documentato.
Australia, Germania e altri Paesi insegnano
Se davvero il nucleare fosse conveniente, tutti i Paesi lo vorrebbero. Ma la realtà dice il contrario: l’Australia, dopo studi ufficiali della sua agenzia scientifica nazionale (CSIRO), ha stabilito che eolico e fotovoltaico costano meno della metà rispetto al nucleare, persino ipotizzando centrali longeve fino a 60 anni. La Germania, che fino a pochi anni fa aveva un importante parco nucleare, lo ha chiuso definitivamente nel 2023. La lista di Paesi che hanno abbandonato il nucleare o hanno scelto di non entrarci è lunga e in crescita.
La Scuola dovrebbe formare cittadini, non clienti
In questo contesto, è grave che programmi educativi vengano appaltati di fatto a soggetti con un interesse diretto a orientare la percezione pubblica. La missione della Scuola, in una democrazia, non è creare consenso verso una tecnologia o un’azienda, ma formare studenti capaci di analizzare dati, confrontare opzioni e valutare rischi e benefici reali.
La coscienza critica è l’unico antidoto contro il greenwashing e la propaganda energetica. Perché il vero progresso non nasce da slogan accattivanti, ma da scelte informate e libere da condizionamenti industriali.