
Cronaca di una resistenza contro il fotovoltaico selvaggio

La lunga battaglia per la Tuscia: cronaca di una resistenza contro il fotovoltaico selvaggio
Era marzo del 2023 quando cominciai a scriverne per la prima volta. Sembrava un tema secondario, quasi marginale: in un’Italia lanciata verso la transizione energetica, chi poteva opporsi alla distesa ordinata di pannelli solari tra i campi della Tuscia? Eppure bastava uscire di casa, allungare lo sguardo tra le colline una volta coltivate, per rendersi conto che qualcosa non tornava. Le pale eoliche si moltiplicavano all’orizzonte, i pannelli divoravano ettari di terreno agricolo. Il paesaggio che avevamo conosciuto da bambini – fatto di filari, grano e pascoli – si stava trasformando nel nome di un Dio nuovo: il business dell’energia.
Il 19 marzo 2022, a Montalto di Castro, il Comune approva un regolamento che prova a mettere ordine: stabilisce dove si può e dove non si può installare. Per qualcuno è un segnale debole, per altri il primo timido tentativo di arginare un processo ormai in corsa. Io ci vedo una fessura nel muro del silenzio. Inizio da lì: “Montalto di Castro – Fotovoltaico, il regolamento comunale che fa scuola”. È il mio primo pezzo su questo tema. Da quel giorno non mi sono più fermata.
Il 5 aprile 2023 provo a guardare oltre il confine locale. “Fotovoltaico, se la Tuscia contesta, cosa si dice in Parlamento?” è una domanda che parte da una constatazione: i cittadini cominciano a ribellarsi, ma la politica nazionale sembra non accorgersene. Nello stesso periodo, a Montalto, qualcuno parla già di consiglio comunale straordinario. Il 12 aprile, in un’intervista, il consigliere Fedele (FdI) tenta di smontare la polemica: “Basta pregiudizi sul fotovoltaico”, dice. Ma i cittadini sono preoccupati e la mia casella di posta comincia a riempirsi di messaggi, segnalazioni, fotografie.
Il 14 aprile 2023 arriva l’eco di Vittorio Sgarbi: “La Tuscia è satura, occorre subito uno stop!”. È una voce nota che rilancia l’allarme a livello mediatico. Una voce che dà forza anche a chi, come me, viene ancora considerata un’esagerata.
Ma i cantieri non si fermano. A settembre, la situazione esplode. Il 14 settembre, pubblico: “Montalto di Castro – Mega impianto fotovoltaico entro il 2024”. L’annuncio è secco, privo di esitazioni. Si costruirà, eccome se si costruirà. Appena due settimane dopo, il 28 settembre, un nuovo articolo: “Regione Lazio – Non si arresta l’invasione del fotovoltaico, altri due mega impianti a Tuscania e Montalto di Castro”. La parola “invasione” comincia a diventare comune anche nei titoli. Non è più un’opinione solitaria.
Proprio in quei giorni ho deciso che non potevo più scriverne soltanto. Dovevo agire anche fuori dalla pagina. È così che ho dato vita, insieme ad altri cittadini, al comitato “No Fer Selvaggio Montalto e Pescia”. Ho cominciato a volantinare per le strade, a parlare con la gente, a bussare alle porte di chi aveva timore a esporsi, a dare voce a chi non aveva più voce. Ho ascoltato agricoltori stanchi, pensionati indignati, giovani disillusi. Ho cercato di costruire una comunità attorno a questa resistenza. E qualcosa è cambiato: non ero più sola.
Il 4 ottobre 2023 scrivo uno dei pezzi a cui tengo di più: “Viterbo – Fotovoltaico, la Tuscia ricoperta di pannelli ha perso la sua vocazione agricola e turistica”. Perché è questo il nodo centrale. Non è solo un problema estetico o tecnico. È la perdita dell’anima di un territorio, l’addio all’identità agricola, alla possibilità di vivere di turismo lento, cultura, olio, vino. Qui, dove per secoli si è coltivato e camminato, ora ci sono cancelli, recinzioni, deserti artificiali.
Il 2 gennaio 2024 rilancio un’altra voce dal territorio, quella di Benni (Azione), che accusa: “Fotovoltaico selvaggio, ma senza sanzioni riscosse dal Comune”. Le regole esistono ma non vengono fatte rispettare. È come se lo Stato avesse firmato una resa non dichiarata. Le aziende entrano, occupano, promettono compensazioni, e nessuno verifica.
Poi arriva il 13 dicembre 2023 e il titolo si fa definitivo, quasi disperato: “Invasione del fotovoltaico ed eolico, la Tuscia è spacciata”. Lì la rabbia esplode: il paesaggio è stravolto, i cittadini sono stanchi, le amministrazioni sembrano inermi o complici. Scrivo questo pezzo con la sensazione che tutto stia sfuggendo di mano. Ma non posso fermarmi. Continuo.
Oggi riguardo quelle date come i capitoli di un diario, un lungo racconto fatto di viaggi, fotografie, sopralluoghi, testimonianze. Mi sono sentita sola, a volte. Altre, incredula. Qualcuno mi ha detto: “Ma sei contro la transizione ecologica?” No. Io sono contro lo scempio fatto in nome della transizione. Sono a favore dell’energia pulita, ma solo quando è integrata, rispettosa, intelligente. Qui invece si è voluto solo guadagnare, e in fretta.
La mia non è un’ossessione. È una preoccupazione profonda per il destino della Tuscia. Una terra che amo, che conosco, che non voglio vedere svenduta. Scriverne è stato l’unico modo che avevo per contribuire. Oggi posso dire di averci messo la faccia, le gambe, le mani, il tempo. E nonostante tutto, l’invasione continua!. Continuano a presentare progetti, a pianificare nuovi impianti, ad aggirare le norme. Ma oggi siamo di più. C’è una rete. C’è una coscienza. E spero che questa battaglia, diventi davvero sempre più collettiva…solo tante persone insieme possono cambiare le cose.
Diamoci da fare! Gli impianti non si fermano, l’invasione continua.
C.V
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