
Deposito nazionale, la realtà supera le dichiarazioni

Le parole del ministro Pichetto Fratin confermano, una volta di più, ciò che da anni i territori denunciano: non esiste, oggi, in Italia un luogo disposto ad accogliere volontariamente il Deposito Nazionale delle scorie nucleari. E non per semplice opposizione ideologica, ma per l’assenza di trasparenza, partecipazione e reale credibilità nella gestione del processo.
La procedura è ancora ferma a una fase di Valutazione Ambientale Strategica, mentre le tappe annunciate – autorizzazione unica nel 2029, apertura nel 2039 – rischiano di rimanere sulla carta. I dati parlano chiaro: oltre 32.000 metri cubi di rifiuti radioattivi già presenti nel Paese, e nuovi volumi in arrivo dall’estero. Ma nessuna comunità è disposta ad accettare una scelta imposta, calata dall’alto e fondata su criteri tecnici spesso contestati anche dagli stessi enti locali.
Il richiamo alla “responsabilità condivisa” appare retorico se non è accompagnato da una governance realmente aperta al confronto e da garanzie formali. La Tuscia, come altri territori indicati nella CNAI, ha già espresso la propria contrarietà con atti istituzionali, ricorsi e una mobilitazione continua e consapevole. Se il governo intende davvero affrontare il problema, deve prima ammettere che non è il rifiuto dei territori a bloccare il progetto, ma la sfiducia profonda nel metodo adottato.
La costruzione di un impianto di tale portata richiede ascolto, tempo, e soprattutto rispetto. O si inverte la logica, o si continuerà a spostare il problema nel tempo e nello spazio, senza mai affrontarlo davvero.
https://italia-informa.com/deposito-scorie-pichetto-fratin-2039.aspx