
La svolta “pragmatica” del governo: più carbone ora, più nucleare domani. Meno transizione, più regressione

Mentre l’Italia rispolvera carbone e sogna l’atomo, le rinnovabili restano spettatrici in silenzio
Roma – C’è un paradosso sempre più evidente nella politica energetica italiana: mentre l’emergenza climatica impone scelte rapide e strutturali verso un sistema pulito, il governo sceglie di prolungare l’uso del carbone fino al 2038, in attesa di un nucleare che — se mai arriverà — sarà realtà solo tra vent’anni. Il tutto nel nome del “pragmatismo”.
Lo scenario è stato delineato negli ordini del giorno firmati da Azione e accolti dall’esecutivo, secondo cui le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia torneranno operative per garantire energia a prezzo fisso per le imprese, mentre il futuro è affidato agli Small Modular Reactor (SMR), tecnologia ad oggi inesistente su scala commerciale.
Il “nucleare verde”: propaganda ben finanziata
Non è un caso isolato. Proprio in questi giorni, lo Stato ha stanziato 7,5 milioni di euro in soli due anni per finanziare una massiccia campagna informativa a favore del nucleare, con l’obiettivo dichiarato di favorire l’accettazione pubblica e territoriale di questa tecnologia. Un investimento comunicativo senza precedenti, specie se confrontato con i miseri 3 milioni previsti per l’informazione su efficienza energetica e rinnovabili nell’intero decennio 2021–2030.
Una strategia che, più che pragmatica, appare ideologica e regressiva.
Carbone fino al 2038: chi paga il prezzo della “transizione”?
Estendere il carbone per altri 13 anni vuol dire rallentare la decarbonizzazione, peggiorare la qualità dell’aria, aumentare le emissioni. Altro che transizione energetica: è un ritorno al passato, una normalizzazione del fossile, in piena crisi climatica.
E tutto ciò mentre in Italia migliaia di progetti fotovoltaici ed eolici sono bloccati da burocrazia, mancanza di volontà politica e opposizioni locali spesso strumentali. Il Paese che potrebbe correre verso le rinnovabili, rimane ostaggio del gas e del carbone, scommettendo sul nucleare come ipotetica ancora di salvezza.
La lezione spagnola? Un segnale che non convince
Nel frattempo, anche la Spagna ha fatto dietrofront, scegliendo di allungare la vita dei propri reattori nucleari dopo un blackout ad aprile. Ma chiamarla “svolta pragmatica” è fuorviante: è una risposta emergenziale ad anni di ritardi nella gestione della rete, non una prova di sostenibilità del nucleare.
Il governo Sánchez ha posto condizioni precise: sicurezza, costi zero per i cittadini, e continuità delle forniture. Eppure, le stesse aziende energetiche spagnole chiedono incentivi e l’eliminazione delle tasse per rendere il nucleare economicamente sostenibile. Una tecnologia che ha bisogno di aiuti pubblici per sopravvivere non può essere definita “competitiva”.
SMR: la favola dei mini-reattori
I fautori dell’atomo puntano tutto sugli SMR, ma nessuno di questi reattori è ancora in funzione nel mondo. I costi sono ignoti, i tempi slittano, e gli studi — come quello della Stanford University — avvertono: a parità di energia, gli SMR possono generare fino a 35 volte più scorie radioattive rispetto ai reattori tradizionali.
Parliamo di una scommessa ad alto rischio ambientale, tecnologico ed economico, mentre il mondo ha bisogno di soluzioni concrete ora, non tra tre decenni.
L’Italia sceglie chi aiutare — e chi ignorare
Nel pieno della crisi climatica, il nostro Paese sceglie di sostenere carbone e nucleare con investimenti e comunicazione capillare, ignorando totalmente le fonti rinnovabili, che sono già più economiche, mature, decentralizzate e democratiche.
Questo non è pragmatismo: è una scelta politica sbilanciata, che rischia di portare l’Italia fuori rotta rispetto agli obiettivi climatici europei e internazionali.
📌 Il vero pragmatismo? Puntare su ciò che già funziona
- Le rinnovabili producono energia più economica.
- L’efficienza energetica riduce i consumi e le bollette.
- La transizione giusta parte dai territori, non dalle lobby fossili.
Il carbone è il passato. Il nucleare è un’illusione da miliardi.
Il futuro, se davvero lo vogliamo, è rinnovabile, partecipato e accessibile.
Ma per realizzarlo servono coraggio, coerenza e giustizia energetica. Tutto ciò che oggi manca.