
Il nucleare che (ancora) non c’è: tante promesse, zero impianti

L’articolo pubblicato da MSN delinea un’Italia pronta a rilanciare il nucleare “avanzato e sostenibile”, puntando su SMR e AMR, con promesse di posti di lavoro, decarbonizzazione e competitività. Ma a ben vedere, più che una strategia industriale concreta, siamo di fronte a un’abile operazione di comunicazione, costruita su progetti che al momento non esistono e tecnologie ancora inesperimentate su larga scala.
SMR e AMR: dove sono?
Nel mondo occidentale, nessuno di questi reattori è entrato in funzione commerciale. Il progetto NuScale negli USA è stato abbandonato per costi esorbitanti, mentre anche EDF in Francia ha congelato il proprio SMR NuWard per mancanza di tecnologie mature. Se le aziende leader nel settore non riescono a realizzarli, perché l’Italia dovrebbe farcela prima e meglio?
Produzione nucleare in calo nel mondo
Mentre si scommette su reattori “modulari” che non esistono, i dati raccontano altro: la quota di energia elettrica prodotta dal nucleare è scesa dal 17% degli anni ’90 al 9% nel 2024 a livello globale. Le rinnovabili, nello stesso periodo, sono salite sopra il 30%. In Europa, nel giugno 2024, il solare ha superato per la prima volta il nucleare. La tendenza è chiara, nonostante le narrazioni.
I costi reali
I reattori di ultima generazione, come l’EPR francese, hanno avuto esplosioni di costi: Flamanville è passato da 3,3 a 23,7 miliardi di euro. Il nucleare è oggi una delle forme di produzione elettrica più care, secondo analisi indipendenti (Lazard, IEEFA). La promessa di “elettricità a basso costo” è una favola fuori mercato.
E il deposito delle scorie?
L’Italia non ha ancora un deposito nazionale nemmeno per i rifiuti a bassa attività. Parlare di “filiera nucleare italiana” senza affrontare la questione delle scorie è irresponsabile. Nessun piano può essere serio se ignora la realtà dei fatti.
Serve un dibattito serio
Non siamo contrari al confronto, ma pretendiamo chiarezza, trasparenza e onestà intellettuale. Parlare di “rilancio del nucleare” senza un solo impianto in cantiere, senza costi definiti, senza soluzione per le scorie e senza consenso pubblico significa spostare il dibattito dai problemi veri ai sogni di carta.