
Newcleo al bivio: la grande promessa del nucleare a rischio collasso

Nuove ombre si allungano su Newcleo, la startup italo-britannica (ora francese) fondata dal fisico Stefano Buono, promessa del nucleare di quarta generazione. Secondo un’inchiesta de Il Sole 24 Ore basata sul bilancio 2024, i revisori contabili di Pwc segnalano una “sostanziale incertezza” sulla continuità aziendale. Le perdite sono raddoppiate – passate da 55 a 110 milioni – e la cassa si svuota a ritmo di 13 milioni di euro al mese. Senza nuovi capitali la sopravvivenza è a rischio.
Red flag nei numeri: perdita da 110 milioni e liquidità dimezzata
Malgrado il sostegno di nomi prestigiosi come Agnelli-Elkann e Malacalza, Newcleo rischia di rimanere senza carburante. A fine 2023 la liquidità era di 282 milioni; ad aprile 2025 era crollata a 160. Sebbene la società assicuri di avere risorse per almeno un anno, la mancanza di impegni concreti da parte di investitori istituzionali getta un’ombra pesante sul piano 2026–2027, incluso l’IPO prevista nel 2027.
Piano conservativo: tagli che minano la roadmap
Per rallentare l’emorragia, il CDA ha varato una “strategia conservativa”: congelati nuovi investimenti e assunzioni. Ma ciò comporta un inevitabile slittamento dei target industriali – tra cui i primi mini-reattori attesi in Francia nel 2030. La tecnologia al piombo, pilastro del progetto, ha subito intoppi anche in UK, alimentando scetticismo su costi e tempistiche.
Il test di Brasimone: la sentenza tecnologica
Il vero banco di prova sarà il sito ENEA di Brasimone (Appennino tosco-emiliano), dove entro fine 2026 Newcleo promette di far girare un simulatore elettrico di reattore a piombo. Se riuscisse, il valore percepito dell’azienda crescerebbe sensibilmente. Se fallisse, si metterebbero a nudo i limiti fondamentali di un progetto ancora troppo astratto e costoso.
Accordi ambiziosi, ma fragili
Non mancano annunci: partnership con Javys (Slovacchia) per il riprocessamento di MOX e realizzazione di 4 reattori LFR; accordi con Snam e NTS per logistica nucleare; collaborazione con Saipem per soluzioni offshore; Joint venture con Maire/NextChem per centrali AMR da 200 MWe; accordi con gli Emirati arabi (ENEC) e con Danieli per l’acciaio green.
Ma dietro ogni firma c’è una grande incognita: chi finanzierà concretamente questi progetti nei prossimi anni? E soprattutto, come potranno essere sostenuti se la società arranca già oggi?
Una corsa al nucleare che rischia di rivelarsi una bolla speculativa
Newcleo ha costruito una narrativa di leadership tecnologica. Ma i fatti dicono ben altro: grave precarietà finanziaria, ritardi tecnologici, assenza di partnership solide e il rischio concreto di un fallimento industriale. Per chi scommette sulla fusione o sulla fissione “di nuova generazione”, questa vicenda è un campanello d’allarme: la narrazione dello sviluppo nucleare può scontrarsi con la dura realtà dei conti in rosso.
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